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Povero Moscerino!
La sveglia è suonata almeno tre volte a intervalli regolari di un quarto d'ora e questo vuol dire che sono passati almeno 45 minuti rispetto all'orario stimato per il risveglio. Sono quasi le undici e Claudia si rotola lentamente nel letto. Prima tira fuori un piede dal piumone per tastare l'aria fuori.
Poi si volta e si mette a pancia in su. Estrae entrambe le gambe dalla coltre di calore e le mette sopra il piumino. Si compiace della sensazione morbida e allo stesso tempo croccante che danno le piume d'oca.
Con un impeto di coraggio si solleva dal letto, cercando immediatamente il conforto delle pantofole calde e della vestaglia, incastrata tra i jeans e il maglione del giorno prima. Con lentezza e demotivazione si avvicina alla finestra per aprire le persiane ed entrare in contatto con il mondo.
Dal resto della casa non proviene alcun rumore. Il che vuol dire che Lucia è uscita presto di casa e con buona probabilità avrà finito gli ultimi biscotti disponibili e il latte. Claudia si porta in cucina, aspettandosi di trovare la tazza usata per la colazione a base di latte e caffè. Non viene delusa e si chiude nelle spalle in segno di rassegnata consapevolezza. Con naturalezza si avvicina alla caffettiera e beve direttamente dal beccuccio una goccia di caffè amaro che la riporta sulla terra. Estrae dal frigorifero uno yogurt e torna in camera.
Si avvicina alla scrivania, scansando un paio di scarpe e la chitarra. Si siede incrociando le gambe in una posizione molto zen che le provoca un quotidiano scricchiolio alle ginocchia. Tra un cucchiaino e l'altro, scorre la lista delle cose da fare prima di chiuderla definitivamente con la scrittura di un noiosissimo articolo per una rivista di salute, malessere e organizzazione. Puà, gli ospedali. Con rammarico si ricorda di dover ancora leggere un paio di articoli in inglese da cui scopiazzare le conclusioni.
La casa è più silenziosa del solito. Si avverte chiaramente il rumore della matita che scorre sul foglio, delle pause di riflessione, degli appunti per ricordare meglio e dei momenti di sconforto dovuti a qualche punto poco chiaro. Qualche sussulto lo provocano le persiane non bloccate bene vicino alla parete che battono e sbattono con la costanza di un pendolo ad ogni soffio di vento.
Claudia non divora le pagine come il suo yogurt. Dopo qualche minuto si accorge dei minuti di inefficienza e si dirige nuovamente verso la matita. Sta per prenderla in mano e si accorge che un moscerino ci sta facendo una passeggiata tormentata. Con le zampette sembra scivolare sulla superficie liscia della matita. Claudia lo segue con gli occhi di dosso e non se la sente di sottrargli la matita. Finalmente Lui scende e si dirige verso la gommina per cancellare. Claudia può tornare a leggere e scarabocchiare senza fargli torto. Lui svolazza poco, preferisce camminare sulla superficie del tavolo in un gigantesco percorso ad ostacoli fatto di penne, tappi, evidenziatori, fogli, trucioli di gomma. Claudia di tanto in tanto distoglie lo sguardo dai righi tutti uguali per controllare dov'è finito il moscerino.
Il buon ritmo raggiunto con la lettura viene interrotto per un attimo da una telefonata. Claudia si avvicina al cellulare, su cui lampeggia un “Nessun Numero” sinonimo di “Colloquio”. Prima di rispondere si schiarisce un po' la voce. Al primo “pronto” realizza di non aver detto ancora una parola e il risultato si sente. Va meglio con il secondo...
Dall'altro lato la voce squillante di una ragazza le dice chi è e di cosa si tratta. In poche parole: Milano e Lavoro, due entità che vanno spesso d'accordo negli ultimi giorni. Claudia finge cortesia e stupore. La ragazza dall'altro lato le comunica che “hanno deciso di finalizzare la sua candidatura” e le sciorina tempi, modi e proposta. Claudia annuisce e si lascia andare ad un sorriso. Chiude la telefonata. Pensa che potrebbe chiamare i suoi per rassicurarli che la disoccupazione è una piaga in via di estinzione, ma preferisce affrontare discorsi complicati a stomaco pieno. Guarda l'orologio. E' quasi l'una e trenta e deve incontrare Giuseppe al Politecnico per pranzo.
Passa mezz'ora prima che arrivi a destinazione. Con un passo sostenuto arriva al bar dell'università, immerso in una consueta penombra e sovraffollato. Appoggiato con la schiena alla cabina telefonica, Giuseppe esordisce nel brusio degli studenti dicendo: “Era ora Genietto! Dove eri finita?”
“Non mi ero accorta che fosse così tardi. Stavo leggendo gli articoli per quel lavoro del cavolo che mi hai chiesto di fare tu!”, ribadisce Claudia.
“Non lamentarti sempre! Lo sai che lo faccio per te...”
“Non ne sono convinta, dato che non verrò nemmeno citata nell'elenco degli autori! Adesso però non mi va di parlarne...mangiamo qualcosa?” taglia corto Claudia.
“Ci ho pensato io. Ti ho preso un panino al bar prima che passassero gli Unni...”
Si dirigono verso una panchina.
“Sai, mi hanno richiamato dalla Goldman stamattina. Hanno detto che mi vogliono assumere”, farfuglia Claudia con la bocca un po' piena.
“Stanno cercando di portarti via da qui in tutti i modi, mi sembra...Ti vogliono tutti, genietto. Hai visto?”, constata Giuseppe con ironia, guardando fisso davanti alla panchina.
“Alla fine qualcuno ci riuscirà credo. Ho resistito fin'ora...ma che senso ha?”
“Hai già deciso?”
“Ancora no. Ho chiesto qualche giorno per pensarci su....”
“Te la tiri anche!”
“Lo sai che non è così...è che..non lo so!”
Finiscono il panino in silenzio si salutano con una proposta di una birra sul lungomare per la serata.
Claudia in poco tempo è seduta di nuovo alla scrivania. Recupera la sua matita ed evidenziatore e ricomincia di buona lena a masticare parole. E' distratta, come spesso le capita. Guarda fuori dalla finestra, si spaventa per il rumore delle persiane che sbattono e impazzisce per il suono dei clacson al semaforo. “Bari”, pensa e scuote la testa.
D'un tratto si gira e annota sul un foglio di calendario attaccato alla parete con quattro pezzetti di nastro adesivo sgangherati tre parole, con una pessima calligrafia: “senza radici, svolazzo”. Il foglio delle riflessioni: diario a cielo aperto.
Accende la luce, sperando di trovare maggiore concentrazione. Riprende in mano la matita e sta per riprendere a sottolineare quando un piccolo incidente la distrae ancora. E' il moscerino, precipitato dalla lampada.
“Ancora tu!” esclama Claudia. “Stamattina ti stavi ammazzando di fatica sulla matita e adesso tenti il suicidio da una lampada?!...Ahh...ho capito! Eri sulla lampadina e ti sei scottato? Certo che devi essere un po' scemotto, bello mio!”. Claudia realizza di aver superato i confini della normalità, ma non si sente particolarmente sconvolta.
Il pomeriggio trascorre tra qualche telefonata e una decina di righi sottolineati. Un disastro. La serata passa serena e senza cervello, annegata tra Peroni e pizza al taglio. Claudia si trascina a casa, faticando a tenere gli occhi aperti.
Rientrando in casa, sente Lucia che ridacchia a telefono con Benedetto. “Mmm...siamo alle solite...”, pensa ad alta voce, mentre chiude a sprangate la porta di casa e si dirige verso la sua stanza per fare altrettanto.
“Vorrei avere anche io un motivo per restare...Ma la realtà è che non ce l'ho” annota sull'affollato “foglio delle riflessioni”.
Claudia tasta il tavolo alla ricerca del tabacco e delle cartine e dopo un po' si accorge dei piccoli movimenti d'ombra. “Mmm! Ma dormi va'...”
La mattina dopo il sonno di Claudia è interrotto da una chiamata di Giuseppe.
“Prro..Proonto?” farfuglia Claudia in stato semi-incosciente.
“Apposto...stai ancora dormendo genietto?”
“Si...perchè?”
“Come perchè? Sei ancora a letto?!?! Non ti ricordi che questa mattina avevi un colloquio a Matera?”
“Cavolo...era oggi? A che ora?”
“Alle dodici...e adesso sono le dieci...Fai ancora in tempo a farti una doccia, metterti il tailleur che ti dona tanto e andare di corsa”
“Giu...ma io non ho voglia di andare a Matera! Non ne so niente di divani e di distretti industriali...”
“Genietto, lo hai promesso al prof. Carbone...e a me.”
“Mmm...Non ne sono convinta e lo sai..”
“Fai la brava...”
Claudia si alza controvoglia. Beve il consueto goccio di caffè amaro dal bricco e vola verso l'auto.
Il viaggio verso Matera una piccola odissea di traffico e strade sbagliate. Il colloquio una bomba. Sicura, disinteressata: una “tosta”. La serenità e sicurezza ostentati sono il frutto di un disinteresse latente, che ha il merito di distendere i nervi e abbassare le aspettative. In tre ore Claudia è nuovamente alle porte di Bari e in pochi minuti ancora alla scrivania.
Seduta in posizione yoga si cruccia per la noia dell'articolo da consegnare il giorno dopo, moridicchiando la fine di una matita. Guarda lo schermo del cellulare e le numerose chiamate perse di proposito. Mentre pensa che è troppo complicato spiegare a Giuseppe che cosa pensa di fare, è con il cellulare incastrato tra testa e collo, contando gli squilli, sospirando.
“Giu...Ciao” dice con un filo di voce.
“Eccola qua! Ma dove sei finita? Ti ho chiamato mille volte! Com'è andata a Matera?”
“Eh...come è andata. Bene credo. Il tipo che mi ha fatto il colloquio mi ha chiesto di incontrare l'amministratore delegato...simpatici devo dire!”
“Ma come fai? Quindi ti prendono?”
“Credo che loro vorrebbero...”
“Mentre tu...?”
“E io che? E io non lo so se il mio sogno è stare qui. Non so cosa voglio fare in realtà, perchè non me ne voglio andare. Ma impazzisco se penso di rimanere qui...” sbotta Claudia, mentre una lacrima le scende dall'occhio sinistro.
Giuseppe rimane in silenzio per qualche minuto, mentre Claudia tira su il naso.
“Genietto, tu non hai mai pensato di rimanere qui. E' sempre stato qualcosa che ho voluto io per me e per te. Ma non posso tenerti qui. Non ho niente da offrirti.” irrompe ad un tratto.
“Non dire così...mi fai piangere di più.”
“Forse hai solo bisogno di questo...Ci vediamo dopo. Ciao.”
Claudia annerisce un quadratino di un quaderno, mentre qualche lacrima piomba sul foglio facendo un rumore sordo nel silenzioso ticchettio del pomeriggio. Il moscerino ronza, cammina tra i righi e i quadratini. Claudia non può fare a meno di notarlo.
“Ancora qui! Ma sarete mica in mille cloni qua dentro? Come mai non sei andato via da qui?”
Mentre Claudia si abbandona ai suoi deliri di naturismo spinto, squilla il cellulare. Numero anonimo: colloquio. Milano.
“Cavolo...” farfuglia Claudia con voce nervosa.
E' ancora la Goldman. Rilanciano la proposta e ricordano l'impegno di una risposta promessa.
Claudia ascolta con attenzione, nervosamente giochicchia con tutto quello che trova davanti, mettendo in fila in equilibrio in piedi una penna, una matita, un pennarello colorato, un temperamatite. Qualcosa cade poco a poco, vibrando il tavolo, come la gamba e la voce di Claudia mentre dice un “si” dal sapore di trasloco. Cade tutto.
Chiude la telefonata. E' fatta. Cerca il moscerino per comunicargli che tra un po' dovrà accontentarsi della sua coinquilina fantasma e che forse morirà di solitudine. Ma non può farlo. E' già andato. Via. Stecchito sotto le macerie di matite e colori. Muovicchia le alette.
“Uh! Ma povero moscerino!”
