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La settimana del Sig. P.

di 
Elisabetta Cani

Lunedì mattina quando la sveglia ha suonato, il Sig. P. è salito sul trampolino a bordo vasca. Ha sciolto i muscoli. Prima il collo, poi le spalle, le braccia e le gambe. E poi via, si é tuffato dentro la settimana. Una bracciata dopo l’altra, un giorno dopo l’altro si è diretto al bordo opposto della vasca.

Giorno 1°: lavoro, lavoro, lavoro e nuoto.
Giorno 2°: uguale.
Giorno 3°: uguale ma in più manca un appuntamento dal commercialista, che viene rimandato alla settimana successiva.
Giorno 4°: lavoro, lavoro, lavoro e nuoto, inoltre al mattino il Sig. P. fa una visita dall’oculista che lo informa che non c’é niente di nuovo, rispetto al precedente controllo.
Giorno 5°: il sig. P. pensa al fine settimana che incombe. Il bordo della vasca si avvicina e durante una riunione di lavoro accade che un pensiero si stacchi dalla sua testa e si metta a rotolare nel mezzo della riunione,  fra i maglioncini  e l’alopecia dei colleghi e le occhiaie e i capelli tinti e sbiaditi dal neon di un paio di colleghe. Attaccato a quella pigna - pensiero del Sig. P. c’è anche una specie di sentimento quasi un desiderio, benché oramai avvizzito, che gli sussurra che la sera sta arrivando. Il sig. P.  non ha ancora pensato a qualcosa da fare. Terminata la riunione del venerdì pomeriggio, il Sig. P. si reca in un bar del centro cittadino dove dopo alcuni grammi di alcool, finalmente incontra  un sorriso. Il Sig. P. afferra il sorriso e la mano della donna che lo indossa.  Senza fare domande la segue. Più tardi seguono abbracci, sospiri e carezze. I sospiri del Sig. P. risalgono in verticale  dal vuoto di un abisso buio e senza fondo, quelli della donna si spandono, in orizzontale, nell’aria tutt’intorno. Poi il Sig. P. si addormenta e lascia l’inverno fuori dalla finestra. Durante il sonno si libera dalla forza di gravità e galleggia indisturbato verso la fine del tempo e dello spazio di questo fine settimana d’inverno, lontano dai rumori, dalla luce, dagli odori, dalle guerre, dai missili e  dai carri armati, dalle città in fiamme e dai fiori destinati a fiorire e ad appassire, in uno sforzo continuo di rinnovare la vita, che al Sig. P. oramai fa solo male.

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