Fiorita neve
Dondolo. Mi cullo. Una brezza di vento accompagna il mio passo indeciso. Tutte le volte che mi butto sento freddo. Il cielo è un enorme tazza grigia rovesciata che abbandona i suoi figli ormai grandi. Come l’uccellino che lascia il nido, mi libro gentile e lascio che la mia leggerezza mi guidi.
Dondolo. Mi cullo. Un falco sfiora il mio passaggio. E’ una bestia dagli occhi acuti e regali. Governa il suo volo con ali plananti. Le voglio anch’io le ali per volare sui boschi e sulle alture, sugli specchi d’acqua e sulla piccole baite di legno. Voglio anch’io restare quassù tutto il tempo che desidero, a scherzare col vento, amico di cui godo la fresca compagnia. Ma non ho ali e cado dolcemente. Certo una sorella goccia si dovrebbe lamentare. Lei che si precipita decisa. Io sono più insicuro e mi piace osservare le cose, incantarmi a guardarle, prima di avvicinarmi.
Gioco un po’ con i miei fratelli. Balliamo insieme al ritmo delle correnti. Siamo ballerini naturali che danzano soffici su un tappeto sospeso. Ci divertiamo e giochiamo e quando ci tocchiamo sentiamo un brivido di freddo ed un sapore plumbeo, gelido. Chissà se ho lo stesso sapore. Un gruppetto si mette a danzare in passi circolari e decido di unirmi a loro. I passi sono un vortice scandito da una musica silenziosa. Solo il sibilo del vento ci suona il suo tema. Noi ci muoviamo spontanei, senza vergogna o limiti. Il nostro è un cerchio bianco, come un respiro appena esalato.
E la scorgo ballare delicata. Mi avvicino e la invito ad inseguirmi in una folle storia d’amore. La guardo. E’ pura, candida, bianca. Brilla dell’unico raggio di sole che si scorge indeciso tra le nuvole. Lei mi guarda. Mi avvicino e le nostre estremità gelide si sfiorano. Oscilliamo assieme per un po’ e poi ci baciamo. Il suo bacio è fresco, pulito, vergine. Ci sdraiamo su una brezza tiepida e giaciamo spogli di ogni gelo assieme. Sento i suoi dolci fiocchi mischiarsi ai miei. Li stringo a me che nessun altro me li porti via. Resto con lei per sempre.
Dondoliamo. Ci culliamo. Assieme ci divertiamo a guardare i verdi pini e ci immaginiamo come sarebbe doloroso essere trafitti dai loro aghi verdi. Osserviamo le rocce brune e sentiamo il loro calore che ci scioglierebbe teneramente. Vediamo un lago. Di solito è una speranza, rimanere nell’acqua e vivere più a lungo. Magari avere anche la fortuna di trovare una corrente che ti spinge sul fondo e afferrarlo. Nemmeno il sole più bollente dopo può evaporarti. Eppure significherebbe anche essere costretti a perdersi, mischiati tra tanti, vecchi e giovani, silenziosi e chiassosi, profondi e superficiali. Vogliamo restare assieme, unici. Ci allontaniamo. Saliamo su un’altra corrente, salutiamo tutti, che ci guardano gelati e ci spingiamo più in là verso le rocce.
Dondoliamo. Ci posiamo a terra. Sulla roccia rossa, che ci accoglie calorosa e ci scioglie l’uno nell’altra, per sempre. Due fiocchi di neve per sempre uniti in un’unica goccia.

Commenti
Matteo
giovanni
francesca m.
Denis