Il giusto interlocutore
Nel negozio di cravatte non c’era gente. Solo la commessa. Che leggeva Freud. «Analisi della psiche umana, Eros e Thanatos».
Entrò un signore dall’aria distinta. Distratta. Distaccata. Chiese di vedere delle cravatte.
«Ha un’idea?» disse la ragazza.
«No» disse il signore distinto. L’aria distratta. Distaccata.
«Abbiamo queste novità» disse la ragazza. «Seta pura».
Il signore distinto le esaminò, una per una, fece un smorfia.
Un attimo dopo, il bancone era inondato di cravatte. Il signore distinto rovistava, mugolava, commentava tra sé. Frasi smozzicate.
Accostò una cravatta al blazer: «…roaromroar…è proprio la sua morte».
La ragazza colse la fine della frase. Disse: «Finché non risolveremo il problema della morte non risolveremo nemmeno quello della vita. Cos'è la morte se non l'altra faccia della vita?».
«L'altra?... Oh, già, l’altra» disse il distinto signore. «Dov’è finita? L’avevo proprio tra le mani».
Corse con gli occhi a esplorare il piano del bancone.
«Le cose vanno viste per quel che sono…» continuò la ragazza.
«Posso vederle?» il distinto signore indicò una vetrinetta.
«Morire è inevitabile, la vita è un percorso…».
«Lei credeeeee...» il distinto signore puntò il dito su una cravatta per un parere.
«Oh, sì! Sì, certo» disse la commessa.
«Va bene, me la metta da parte» disse il distinto signore.
«La vita non può essere giudicata che alla luce….».
«Eh, sì, alla luce… È importante» disse lui.
Dalla porta entrava un fascio di sole, e il signore distinto andò sulla soglia a esaminare la cravatta per un ultimo controllo.
La ragazza era convinta: aveva trovato l’interlocutore che da sempre lei cercava. Disse: «E allora… Cosa valgono potere, denaro, ville, macchinoni o una…»
«Una? L’ho già scelta….».
«Vita e morte non sono che un processo unico!» disse la ragazza.
«Davvero unico!» disse il distinto signore, visibilmente soddisfatto.
Aveva trovato l'esatto tono di viola che si accordava coi calzini.

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giovanni
Guido