Le parole vanno, nascono nella mente
Le parole vanno, nascono nella mente e aspettano d’esser portate fuori, dette. Possono essere leggere, pesanti, dolci, amare, d’odio, di lusinga, sussurrate, gridate, di speranza, borbottanti, di condanna, che uccidono, che salvano…
Scritte a mano, si muovono sulla pagina da sinistra a destra, verso la fine del rigo, per poi ritornare a sinistra e riandare sino a riempire un foglio, cento, mille e, fintanto che le idee non giungono, uno, cento, mille fogli, finiscono appallottolati in un cestino.
Con le moderne tecnologie, oggi, se il concetto non fila giusto, vengono annullate, modificate, copiate, incollate, inserite, ingrandite, rimpicciolite, scelte, corrette, cambiate, contate, selezionate, confrontate con i sinonimi. Tutto ciò è possibile grazie ad un aggeggio chiamato computer, il quale, con un semplice clic, le stampa in una, cento, mille copie, in barba alla carta copiativa, oramai cosa arcaica. Infine, col semplice movimento di un dito finiscono in Internet, una specie d’enorme calderone, aggiornato all’istante, che le fa andare in giro per il mondo alla portata di chi, con un altro clic, vorrà leggerle. Insomma, le parole sono più libere, veloci, e in un niente si diffondono per il mondo a disposizione di tutti.
Eppure un dubbio mi perseguita: tanta libertà non potrebbe nuocere se esse fossero usate per far del male?
- Di che ti preoccupi, non succedeva la stessa cosa anche in passato, non arrecavano danni anche allora?
- Certo, ma per farle viaggiare, pure per pochi metri, prima dovevano essere scritte, messe in busta, affrancate e per completare l’opera, ci volevano i postini o i latori ecc... Potevano far male, sì, ma poco alla volta!

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giovanni
Giovanni
lalla
Lalla