Chiacchiere
Il ristorantino, in cui mi ero rifugiato per metter qualcosa di saporito e soprattutto di caldo nello stomaco, era davvero insolito.
I tavolini erano pochi e tutti diversi uno dall’altro; quadrati, tondi, rettangolari.
Anche le sedie seguivano lo stesso criterio e così ce n’erano di rosse, gialle, blu, verdi e nere; alcune erano impagliate, altre di legno massiccio, di plastica, ma tutte comunque diverse una dall’altra.
Le pareti avevano avuto una tinteggiatura policromatica molto fantasiosa ed ogni lato dell’unica sala ti offriva quindi una differente sensazione quando lo sguardo vi si posava. Ma tutte erano ricoperte da orologi da muro e nessuno che desse la stessa ora. Il tempo sembrava davvero non avere tempo.
All’inizio della mia cena, ero stato sopraffatto da tutti questi particolari e la mia attenzione si era concentrata sull’arredamento davvero stravagante del locale. Sembrava di essere immersi in una metafora della vita: siamo tutti diversi ed il tempo è solo una variabile della nostra presenza.
Poi, le parole cominciarono a raggiungermi dal tavolo vicino. Dapprima smozzicate, poi mezze frasi scollegate fra di loro ed infine la mia attenzione si spostò dalla scenografia alle battute dei due personaggi che cenavano a poca distanza da me.
- Certo io non creo la vita come tu non dai la morte, ma in un certo senso io l’accolgo mentre tu l’accompagni.
La prima frase che captai era sicuramente un po’ contorta e poco chiara, ma ebbe il potere di catturare la mia curiosità. Di solito le chiacchiere dei clienti di un ristorante non superano facilmente la banalità. Questa volta origliare un po’ mi avrebbe forse donato qualche pillola di saggezza in più.
- E’ curiosa la nostra vita insieme.
- Già, chi l’avrebbe detto quando ci siamo legati.
- Io il fuoco e tu la terra.
- Tu l’alba ed io la notte.
- Se fossimo dei colori, io il bianco e tu ovviamente il nero.
- Caldo e freddo, gioia e dolore, tutto e nulla, inizio e fine.
Continuavo a mangiare, ma non riuscivo a staccarmi dal colloquio della coppia. Di cosa stavano parlando? Erano forse due filosofi che stavano elaborando una nuova teoria degli opposti? Oppure stavano mettendo in pratica una sorta di terapia di coppia? Era una presa di coscienza attraverso l’immedesimazione in categorie sensoriali e filosofiche per ritrovarsi?
La donna riprese a parlare dopo una lunga pausa.
- Tu non puoi immaginare la gioia di sentire la vita nelle mie mani!
L’uomo ebbe un piccolo gesto di tenerezza e le accarezzò la mano appoggiata vicino ai piatti.
- E tu forse non hai mai veramente sentito i sospiri di chi guarda chi deve andare mentre va!
- E quante lacrime di gioia e felicità dopo le urla di dolore! - riprese la donna.
- E quante lacrime di dolore prima della pace! - rispose l’uomo.
Non riuscivo proprio a capire di cosa stessero parlando ed ormai avevo finito di sorseggiare il caffè. Pagai il conto al cameriere e mi alzai per uscire. Non seppi resistere e così mi avvicinai al loro tavolo.
- Scusatemi, davvero non sono solito ascoltare le chiacchiere della gente. Ma la natura insolita dei vostri discorsi ha acceso in me la curiosità. E se non sono indiscreto, potrei sapere l’argomento del vostro parlare?
La coppia mi guardò con un sorriso appena accennato. Iniziò la donna:
- Della vita e della morte, mio caro signore. Stavamo parlando della vita e della morte.
Naturalmente finì l’uomo:
- Mia moglie è ostetrica, mentre io sono alle pompe funebri. Della vita e della morte, mio caro signore. Parlavamo della vita e della morte.
